Storia del territorio di Esino Lario

Centro di documentazione e informazione dell'Ecomuseo delle Grigne

Museo delle Grigne Fossili Minerali Reperti Archeologici Flora e Fauna Farfalle Vita e mestieri Storia del Territorio Sede storica Nuova sede Sito



Il piccolo Museo delle Grigne di Esino Lario contiene importanti collezioni che danno, in chiave locale, il senso degli eventi geologici e della storia dell’uomo.

Testi sulla storia del territorio di Esino Lario

Testi redatti da Pietro Pensa per l'allestimento del 1959 del Museo delle Grigne di Esino Lario.

Il territorio

Alla fine dell'era Paleozoica, 200 milioni di anni or sono, le terre emerse formavano un continente unico, il Pangea, circondato dall'oceano Pacifico primordiale, il Pantalassa, che, ad oriente, penetrava con un'insenatura profonda, il Golfo della Tetide, nella terra ferma. Durante la successiva era Mesozoica, la Litosfera si fessurò e le gigantesche zolle in cui si divise iniziarono un movimento di deriva, che avrebbe condotto all'attuale configurazione dei continenti. La prima frattura che separò l'Euroasia a nord dal Gondwana a sud, venne occupata dalla Tetide, che, penetrando verso occidente e allargandosi sempre di più, venne a formare il lunghissimo Mar Mediterraneo, il cui fondo veniva continuamente ricostituito dal magma risalente dal mantello terrestre. Durante tutta l'era Mesozoica, nel corso di 120 milioni di anni, sopra quel fondo si andarono depositando sedimenti originati dall'erosione delle terre emerse, fanghiglie calcaree, banchi corallini, conchiglie di molluschi e scheletri di pesci e di rettili viventi nelle acque. Si sviluppò quindi un grandioso fenomeno che portò al riavvicinamento delle sponde, costringendo il fondo oceanico ad inabissarsi mentre una porzione di crosta, inizialmente larga un migliaio di chilometri, veniva compressa in uno spazio minore di cento. Ne derivò, durante l'era Cenozoica, durata 70 milioni di anni, l'orogenesi alpina, caucasica o imalaiana, per cui una piccola porzione di quella crosta, spappolata, ripiegata, metamorfosata dalla collisione tra i continenti, formò le nostre bellissime montagne. Alcune schegge dei depositi calcarei della Tetide, che la pressione, l'azione chimico-termica avevano reso rocce compatte, furono spinte verso l'alto e, scivolando l'una sull'altra, formarono le splendide Grigne, il Resegone, il Monte Due Mani e le altre catene calcaree del Lario. L'era Quaternaria, seguita al Cenozoico neppure un milione di anni fa e tuttora in corso, vide, per mutamenti della temperatura ambiente dovute a cause ancora sconosciute, quattro successive grandi glaciazioni. L'ultima, detta di Wourm, iniziatasi 70mila anni fa, investì, col vasto ghiacciaio abduano, il cui livello raggiunse i 1400 metri s.m., tutto il territorio lariano. Ne modificò profondamente l'aspetto, limando i fianchi delle montagne, costruendo fertili terrazzi morenici, lasciando ovunque il segno del suo passaggio con i "massi erratici". Allo scioglimento dei ghiacci, le acque invasero le depressioni, formarono il grande lago e le lagozze briantee, trasportarono col loro corso torrentizio materiale di ogni genere a colmare gli avvallamenti. Il clima rifattosi mite diede vita a lussureggiante vegetazione boschiva, nella quale trovarono felice ambiente le specie animali tuttora esistenti.

I primi abitatori

L'uomo, altrove già apparso all'inizio del Quaternario, si insedia nell'arco mediterraneo italo-francese fra le ultime due glaciazioni con la civiltà paleolitica della pietra a schegge. Nel nostro territorio, che il lento ritiro dei ghiacci e le grandi alluvioni rendono abitabile solo più tardi, si trovano attrezzi di pietra levigata della civiltà Neolitica presso Colico, mentre colonie di palafitticoli liguri provenienti da occidente si istallarono nei laghi della Brianza verso la fine di quella civiltà. Una punta di freccia di selce trovata in Valsassina presso Baiedo è indizio che qualche insediamento si era formato anche nelle nostre montagne, presso le lagozze Valsassinesi. Nella successiva civiltà del Bronzo, di cui si ritrovarono reperti a Pagnona e nell'anfiteatro lecchese, le nostre valli erano abitate da tribù di Liguri che, circoscrivendo bene i comuni, pascolo e boschi, diedero inizio a quelle comunità pagensi che tanto glorioso cammino percorsero poi nella storia.

Le strade

I reperti archeologici, seppure pochissimi prima del quinto secolo a.C., fanno intuire che già i primi abitatori praticavano con sentieri quelle che furono poi le grandi vie di comunicazione del territorio, per gli scambi essenziali alla vita, quali quelli del sale. Le strade fondamentali furono sempre: quella che da Lecco sale alla Valsassina e alla Val Biandino per scendere poi, attraverso il passo di Trona, in Valtellina; quella che lungo la Val Casargo e la Val Varrone porta a Colico e infine quella che, seguendo la riva orientale del lago, raggiunge pure Colico e le valli dell'Adda e dell'Imera. Quest'ultima a causa delle strapiombanti rocce fra Mandello e Bellano, da Lierna doveva salire a Ortanella per scendere poi a Vezio e a Bellano. Tale è la ragione della remota importanza di Esino. Col tempo numerosissime strade minori intersecarono, per ragioni economiche, il territorio.

I Celti

Il più importante avvenimento protostorico che interessò il nostro territorio fu la prima calata dei Celti, quei Celti che diedero origine alla Civiltà di Golasecca. Popolo indoeuropeo di probabile origine caucasica, aveva sviluppato la sua civiltà nel centro Europa; conosceva l'uso del ferro e seppelliva i defunti col rito dell'incinerazione. Gente di belle forme fisiche, alta, bionda, estroversa, coraggiosa, era costituita da tribù nomadi, guerriere che praticavano la pastorizia. Avevano una religione che credeva alla migrazione della anime. I capi erano tanto più potenti quanto maggior clientela avevano. La calata in Italia, preceduta da infiltrazioni nelle popolazioni liguri che già vivevano nel territorio, avvenne a successive ondate tra il IX e il IV secolo a.C.. Tra l'Adda e il Ticino si stanziarono gli Insubri, mentre altre tribù si spostarono verso il Meridione, giungendo addirittura ad occupare Roma. I romani condussero contro i Galli una lunga e dura guerra che terminò solo nel 196 a.C. anno in cui si arrese Como con 28 castelli tra cui anche Lecco. Gli Insubri, passati da vita nomade a vita sedentaria, avevano frattanto raggiunto notevole benessere che più volte avevano indotto i popoli poveri delle Alpi interne a condurre spedizioni contro di loro. Per tale ragione, essi avevano dovuto presidiare i punti strategici lungo le strade con distaccamenti di guerrieri-pastori. Per questa ragione a Esino venne trovata una necropoli gallica. Sotto l'antico abitato del paese superiore nel punto centrale erano sepolte le ceneri dei capi guerrieri, con un corredo costituito da urne con cibi, attrezzi, ornamenti e soprattutto armi, spada, lancia e uno scudo. Pure nel centro si trovavano le tombe dei Druidi o sacerdoti, con un corredo e con il coltello dei sacrifici. Sotto e attorno, stavano le sepolture, assai povere, dei gregari. Simili necropoli furono scoperte anche nei punti strategici delle strade valsassinesi, a Pasturo, a Barzio, a Introbio e a Casargo.

I Romani

Dopo la conquista, i Romani si preoccuparono di colonizzare la fertile Pianura Padana. L'influsso della loro civiltà giunse tardi nel nostro territorio prealpino, dove peraltro sembrava che essi facessero cavare il ferro in Varrone da colonie di Insubri lasciando la protezione delle strade agli antichi abitanti legati da un patto di "foegus". Solamente sotto Augusto vennero sottomessi i popoli interni delle Alpi; per lungo tempo regnò allora la grande pace romana. Nel IV secolo d.C. la sede imperiale venne trasferita a Milano. Il "limes" non poteva ormai più trattenere i barbari, le cui scorrerie erano continue. Si dovettero apprestare linee protettive di capisaldi che comunicavano tra loro con fuochi notturni e con fumate diurne. Il castello di Esino fu uno di quei punti forti che appartennero a una complessa catena difensiva. Vennero scoperte nel paese tombe di inumati, con scheletri assai alti, probabilmente di legionari barbarici romanizzati. E' da ritenersi che in quei tempi sia sorta la primitiva chiesetta castrense di S.Vittore. Il Cristianesimo cominciava infatti a penetrare nelle nostre valli; una lapide del 1425, trovata a Cortabbio, ne è prova. La diffusione della nuova religione venne facilitata dall'esodo di coloro che da Milano, già cristianizzata, fuggivano sotto la minaccia dei barbari.

I Longobardi

Caduto l'impero, dopo le brevi dominazioni degli Eruli di Odoacre e dei Goti di Teodorico, i Bizantini conquistarono l'Italia con una guerra lunga e disastrosa. Non ci si era ancora ripresi che i Longobardi calarono dai passi del Friuli e nel 569 conquistarono Milano. Un contingente Bizantino, al comando del "Magister Militum" Francione, si arroncò sul Lario, nella speranza di una riscossa. Per 20 anni resistette, evitando ai nostri territori le grandi rappresaglie seguite alla morte del re Alboino e accogliendo ricchi profughi romani che furono poi capostipiti di molte delle nostre famiglie. Durante la resistenza vennero costruiti appostamenti difensivi, e tra quelli il castello di S.Ambrogio sopra Perledo. Alla fine Francione dovette riparare nell'isola Comacina e, dopo sei mesi di assedio, arrendersi. Conquistato il territorio, il re longobardo Autari vi pose molti centri militari di Arimanni per guardare i confini verso i Franchi di Austrasia. L'azione congiunta di questi e dei Bizantini, obbligò Autari a riparare a Pavia, dove morì. La consorte, Teodolinda, sposò allora Aginulfo che ricacciò i nemici e sottomise i duchi traditori. La pia regina cercò di condurre il suo popolo, ariano, al cattolicesimo e fece costruire chiese dedicate a santi anti-ariani nei centri allemannici. Molte ne sorsero tra noi: fra di esse S.Martino di Perledo, S.Eusebio di Pasturo e, probabilmente, S.Pietro di Ortanella. I Longobardi lasciarono che le popolazioni locali continuassero a lavorare la terra direttamente, pretendendo, quale tributo, la terza parte dei prodotti che venivano incamerati nelle "sale". Ai margini dei due abitati di Esino il nome ancora vivo di "sal" indica i punti di raccolta, così come "gagg" indica il bosco che dava legname agli Allemanni.

Il Comitato di Lecco

I Carolingi, seguiti nel dominio ai Longobardi, non mutarono l'ordinamento di questi, sostituendo solo i duchi sconfitti con conti franchi. Il feudalesimo raggiunse le sue forme più caratteristiche: semi deserte le città, insicure le strade, i castelli con le loro "corti" divennero i punti di dominio. Mentre ad esse erano adibiti i servi della gleba, le antiche popolazioni dei villaggi continuano a vivere sul proprio territorio mantenendo i vasti beni comuni e versando la "tertia". Nella seconda metà del nono secolo troviamo Lecco a capo di un comitato e quindi di una marca di confine. Si erano frattanto formate le Pievi Eclesiastiche; Esino appartenne a quella di Varenna. Seguì il fosco periodo di lotta tra i re italici di origine franca. In quegli anni i nostri paesi furono corsi e predati da feroci Ungheri. Si infittirono le torri di protezione: la cartina ne mostra la presenza nel Lario orientale. Alla fine quel popolo barbaro fu sgominato dall'imperatore Ottone il Grande, che, poi, adottò la politica di concedere ai vescovi i feudi, per eliminare l'ereditarietà, il che fu germe della lotta col Papa per le investiture.

L'Arcivescovo Signore

Morto senza eredi, Ottone, ultimo conte di Lecco, il Comitato si trovò sotto il dominio dell'Arcivescovo di Milano. Il Presule, per meglio governare gli ormai immensi possessi, ne subinfeudò parecchi. Mentre il Castello di Lecco veniva da lui tenuto in amministrazione diretta, la Valsassina e Esino e Perledo, furono subinfeudati alla famiglia Della Torre, con sede in Primaluna. Nel primo secolo di questo millennio, in Milano si manifestarono contro il clero simoniaco e concubino le azioni popolari della "patalia", con ripercussioni anche nelle nostre terre. Si andarono, frattanto, delineando i primi urti per la preminenza fra le varie città. Fra il 1117 e il 1127 vi fu una guerra decennale, per terra e per lago, fra Milano e Como: tutti i nostri paesi ne furono investiti. Il conflitto si concluse con la distruzione della città lariana.

I Liberi Comuni

Verso la fine del XII secolo, con il rafforzarsi delle classi produttrici si sviluppò lo straordinario fenomeno della formazione dei liberi comuni. Le nostre comunità, sia di pieve che di villaggio, preparate dal secolare esercizio dei beni comuni, erano mature al nuovo sistema di governo. Fra le prime, si costituì la Comunità Generale della Valsassina, a cui Esino appartenne. Essa dettò i suoi statuti, derivandoli dalle antiche consuetudini. Ogni villaggio venne amministrato dalla propria Vicinanza, formata dai capi-famiglia: ad Esino vi appartennero sovente anche delle donne. Un rappresentante unico dei due Comuni, inferiore e superiore, faceva poi parte del Consiglio della Comunità Generale che aveva sede in Introbio. Ivi, nel palazzo del Pretorio, veniva amministrata la giustizia civile criminale, inizialmente dai Consoli, più tardi da un Podestà.

Guelfi e Ghibellini

Purtroppo, su un così glorioso panorama di libertà, si abbattè presto la reazione imperiale. Dopo la distruzione di Milano ad opera del Barbarossa, l'isola Comacina, a lei fedele, fu rasa al suolo dai comaschi: gli abitanti si rifugiarono a Varenna e nella valle di Esino, dando origine a molte famiglie tuttora fiorenti. Battuto l'Imperatore a Legnano, dopo non molti anni Federico II cercò la rivalsa e, a sua volta, sconfisse i milanesi sull'Oglio. Corse in loro aiuto Pagano Della Torre, li rincuorò e li riparò tra le nostre montagne. Per riconoscenza, Pagano fu in seguito eletto Capitano del popolo di Milano e cominciò così l'ascesa della sua famiglia, guelfa, che incontrò la violenta opposizione dei Visconti ghibellini. La lotta di parte sconvolse per un secolo anche le nostre terre e diede luogo a violente faide. I Della Torre, a cui il Lario orientale fu sempre amico, furono alla fine sopraffatti con il tradimento, e si instaurò la Signoria Viscontea.

La Signoria (La guerra contro Venezia)

Nella prima metà del 1400 la politica di espansione di Venezia condusse a urti armati con Milano: il nostro territorio ne fu largamente interessato. Anche quando, morto l'ultimo Visconti, il ducato passò agli Sforza, la lotta continuò. Mentre nella Valsassina, caduta per tradimento la Rocca di Baiedo, cadeva in mano veneziana, Esino e la Muggiasca si mantennero fedeli a Milano, respingendo, il 22 gennaio 1453, un poderoso assalto dei nemici che volevano raggiungere la riviera del lago. La guerra si concluse nel 1454, dopo la riconquista della Rocca di Baiedo con il trattato di Lodi, a cui seguirono 50 anni di pace, durante i quali l'economia fiorì e raggiunse grande sviluppo la produzione del ferro, cavato nell'Alto Varrone, per i cui forni fusori Esino forniva carbone tratto dal legname dei suoi ricchi boschi.

La dominazione Spagnola

Nei primi decenni del secolo XVI, il Lario orientale fu corso dagli eserciti impegnati nella gigantesca contesa tra Francia e Spagna. Un avventuriero, GianGiacomo Medici, detto il Meneghino, tentò di costituirsi un principato sul Lario e con una valorosa flotta tenne a lungo in scacco le forze di Francesco II Sforza. Bellano fu saccheggiata e imperversò la carestia in ogni villaggio. Morto senza eredi il duca, il milanese passò agli spagnoli nel 1535. Seguirono due secoli di progressivo decadimento: le carte valsassinesi e di Esino rivelano miseria, soprusi, ruberie e ingiustizie. L'unico bagliore di luce furono le due visite pastorali del Borromeo: S.Carlo salì a Esino nel 1565 e nel 1582; di lui si tramanda ancora il ricordo. La peste del 1630 mieté molte vittime in Valsassina; cinquanta nella sola Esino. Lungo il restante del secolo, poi, fu un continuo stillicidio di morte per stenti e per fame. Nella seconda metà del 1600, nonostante gli antichi privilegi, la Valsassina divenne feudo camerale e, sempre osteggiati, per un secolo i conti Monti riscossero le gabelle.

L'Austria

Il passaggio della Lombardia all'Austria, avvenuto agli inizi del 1700, riportò l'ordine: a poco a poco il nostro territorio si riprese anche economicamente, raggiungendo, nella seconda metà del secolo, grazie all'illuminato governo di Maria Teresa e dei suoi successori, un discreto benessere. Aiuti e provvidenze fecero rifiorire l'arte del ferro; la coltura del baco da seta venne incrementata. Purtroppo, l'Imperatrice mutò i gloriosi secolari modi democratici di reggimento e pose a capo delle Amministrazioni locali i primi Deputati dell'Estimo, ossia i maggiori possessori. Il notevole benessere vigente sopì a ogni reazione. Anche la Rivoluzione Francese fu accolta con freddezza. Gli avvenimenti che seguirono sconvolsero, però, l'antico ordine di cose: gli statuti ereditati dai tempi comunali scomparvero e, al ritorno definitivo degli austriaci, dopo vari mutamenti, la Valsassina, divenuta parte del Lombardo-Veneto, perdette completamente la sua autonomia. Benché gli austriaci continuassero a governare con saggezza e realizzassero opere pubbliche di grande importanza, quali la strada della Riviera e la sistemazione del corso dell'Adda, i semi rivoluzionari cominciarono a dare i loro frutti e si andò a poco a poco creando una sorda ostilità contro lo straniero. A formare tale stato d'animo concorse il crollo dell'industria ferriera, che non poteva ormai più reggere a quella d'oltralpe, avvantaggiata dall'impiego del carbone minerale e da più ricche ed agevoli miniere.

Il Risorgimento

Pur piccolo comune e allora assai povero, Esino partecipò con entusiasmo ai movimenti risorgimentali. Avuta notizia della rivolta di Milano del 1848, un gruppo di animosi, dopo essersi fatto benedire dal parroco, scese a Lecco e si unì ai volontari di quel borgo per correre in aiuto dei milanesi impegnati nelle cinque giornate. Al ritorno degli austriaci, i più accesi furono trattenuti per qualche tempo in prigione a Bellano. Nel 1859 si costituì la guardia nazionale, con armi uniformi e con la banda musicale. Un giovane studente, poi, partecipò come volontario alle campagne di Sicilia e di Napoli e fu decorato di medaglia di bronzo. Purtroppo, i primi 50 anni del regno d'Italia segnarono per tutto il territorio tempi assai duri. La legna non più richiesta per il carbone necessario ai forni fusori, poteva solo essere venduta lontano e doveva quindi venir rizzata a lago, con tremende fatiche, per essere imbarcata e condotta a Lecco. Il suo valore era irrisorio. Non molto più felice era la vicina Valsassina: ogni paese si chiuse in una miserabile autarchia, e l'antico spirito comunitario lasciò luogo a diffidenze e a contese continue per pochi metri di confine. La subglaciazione in corso, riducendo i coltivi, e l'aumento demografico spinsero presto all'emigrazione. A gruppi di tre, quattro persone per volta si patì per l'America del Sud, poi per la California: qualche centinaio di esinesi si trasferì così, definitivamente, nel nuovo continente. Nonostante tale decadenza, alcune opere furono realizzate: vennero ben acciottolate le strade verso il lago e verso la montagna, per una lunghezza di una ventina di chilometri; alla fine del secolo e nel 1903 furono anche costruiti due acquedotti per le pubbliche fontane del paese. Fatto importante: la cura dei bambini non cessò mai; asili e scuole continuarono a funzionare, perpetuando una gloriosa tradizione di Esino, che dalla fine del 1500, con una scuola gestita, grazie a lasciti, dal Comune e condotta dal Parroco, aveva, esempio unico più che raro, vinto l'analfabetismo.

Le due Guerre (il Comune di Esino Lario)

Generoso fu il contributo di sangue dato da Esino alla Prima Guerra Mondiale: 23 furono i caduti, 125 i combattenti, di cui 7 decorati al valore con quattro medaglie d'argento e tre di bronzo. Dopo la guerra, un'importante opera diede avvio alla trasformazione dell'economia locale da silvo-pastorale a turistica: fu aperta, infatti, la carrozzabile Varenna-Perledo-Esino, inaugurata nel 1925. La riunione dei due Comuni, inferiore e superiore, che nel 1927 vennero a formare il nuovo comune di Esino Lario, con l'unificazione delle scuole, permessa dalla scomparsa dell'antico sterile campanilismo, segnò l'inizio di un'ascesa che non ha paragoni. Nel 1927 venne costruito il primo acquedotto per dare acqua alle abitazioni, nel 1930 l'attuale cimitero. La Seconda Guerra Mondiale faceva segnare una battuta d'arresto. Numerosi furono i combattenti e si dovettero lamentare sei nuovi caduti. La guerra partigiana coinvolse il paese e fu in quegli anni la preziosa l'opera del Parroco, continuatore di una lunga schiera di sacerdoti che furono sempre benemeriti, così come gli amministratori civici, per il continuo secolare benessere del paese. Negli ultimi decenni il ritmo di ascesa è stato serrato. Nel 1958 fu allargata e pavimentata la carrozzabile dal lago, nel 1957 fu aperta la strada di Ortanella, nel 1959 quella di Cainallo, nel 1969 fu realizzata la congiunzione con la Valsassina. Dopo successivi potenziamenti dell'acquedotto effettuati dal 1950 al 1967, nel 1975 fu inaugurato il grande acquedotto della Valsassina. Nel 1970 fu inaugurata da nuova scuola, nel 1974 sistemato il primo depuratore per fogna, nel 1975 rinnovato il Municipio. La popolazione locale negli ultimi venti anni, ha moltiplicato con mezzi propri, tenendo lontana la speculazione, le possibilità ricettive del paese e la aggiorna costantemente. Un artigianato di qualità fiorisce per cui le prospettive di lavoro per Esino si presentano incoraggianti.

Bibliografia