I castelli di Lecco, della sua riviera e della sua montagna nelle età antica e medioevale

Centro di documentazione e informazione dell'Ecomuseo delle Grigne

Articolo di Pietro Pensa da Pagine di vita lecchese, 1961, pp. 25-33.

Sulla mia montagna, che un tempo era detta montagna di Valsassina, si conservano ancor oggi ruderi di antichi fortilizi, attorno ai quali sino a pochi anni addietro aleggiavano storie e leggende.
Non sto a dire quale fascino esercitassero su me ragazzino e come l'interesse non mi venisse meno quando, divenuto studente, mi fu naturale allacciare la loro origine alla storia antica o medioevale.
Ora, nella mia casa vecchia di lassù, tanto vecchia che vi dormì S. Carlo, vi era una stanza che noi sin dal'infanzia chiamavamo ce la camera delle paure ». I nostri genitori minacciavano di chiuderci la' dentro quando combinavamo qualche malestro. Era davvero uno strano luogo : vi si trovavano raccolti mobili in disuso, cassepanche, arnesi di lavoro per la campagna, telai, filarelli, cune; ma quel che più dava all'ambiente un aspetto da cabala erano i molti rotoli di fogli scritti, appesi al soffitto con cordicelle di canapa perchè i topi non potessero raggiungerli.
Una sera di ferie invernali, frequentavo ^allora il Liceo, ebbi il pensiero di aprire quei plichi, nella speranza di trovare notizie che mi permettessero di spiegare l'esistenza delle antiche torri nel paese. Vecchie imbreviature di notai di famiglia, diplomi ducali, pergamene del duecento e del trecento, tutto un fascio di documenti di cinque secoli si andò accumulando attorno a me.
Superata la fatica di leggere le grafie antiche, mi parve che a poco a poco un mondo scomparso mi si aprisse davanti, ancor vivo con i suoi costumi e con le sue passioni.
Compresi quella sera che la storia non è la disciplina noiosa che negli anni di scuola ci obbliga a rammentare date e nomi senza tangibile significato, ma è veramente l'affascinante sforzo dell'uomo di arrestare il corso del tempo, è la sua risposta all'inesorabilità della morte.
Così, passando dall'archivio di famiglia a quello parrocchiale, poi agli archivi di Curia e di Stato, dalla storia del mio paese a quella della Valsassina e del Lago e infine alla più vasta di Lecco, riuscii a raccogliere grande dovizia di notizie, che attendono ora dalla buona volontà mia o di altri di essere disciplinate per formare il racconto delle vicende delle nostre terre.
Mi vien fatto talora di chiedermi se, proprio di questi tempi in cui, pur faticosamente, il pensiero umano, già dilatatosi dalla ristretta cerchia regionale alla più ampia della nazione, sta aprendosi sul vasto orizzonte del mondo unito, valga la pena di perdersi nelle ricerche di una storia municipale. Ma allora rifletto che proprio nel passato, sia pure di ristrette cerchie di paesi, si trova la logica di quello sviluppo che ha portato alle aspirazioni di oggi.
E il nostro passato, tra i più tormentati della storia, è al riguardo quanto mai ricco di significati e di insegnamenti.
Delineare in un quadro sintetico le vicende del Castello di Lecco nelle età antica e medioevale non è facile compito perchè purtroppo, mentre di taluni periodi si conservano molti documenti, di talaltri manca ogni riferimento 6 resta solo qualche fugacissimo cenno che serve a fare intravvedere interessanti avvenimenti e a creare quindi il rimpianto di averne perduta la memoria.
Lecco ebbe nei tempi lo stesso carattere^he oggi conserva: forse per la sua ubicazione, forse per il temperamento dei suoi abitanti, fu sempre terra in continua trasformazione, Borgo e poi Città che ingoiò se stessa e le sue vestigia. Fortunatamente, a colmare il quadro storico quando si rompono le file, ci soccorrono le notizie sulla Valsassina e sui paesi della riviera orientale del nostro Lago, sì che ci è possibile tracciare un armonico susseguirsi di fatti che illustra, come raramente avviene in storie locali, l'evolversi del sistema politico in Italia.

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